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Come sta la suinicoltura italiana? Stampa E-mail
News - Zootecnia

maialefango(18 aprile 2011)
Il CRPA ha presentato un quadro riassuntivo della situazione economica inerente alla suinicoltura italiana in contesto europeo. Il forte incremento delle quotazioni di cereali e farina di soia ha messo in grossa crisi il settore.

 

 

Nel 2010 - rileva il CRPA di Reggio Emilia presentando oggi alla Rassegna Suinicola Internazionale l'annuale analisi sulla filiera - i costi di produzione della carne suina in allevamenti a ciclo chiuso sono mediamente cresciuti del 4,6% rispetto al 2009, in particolare in seguito all'aumento dei costi di alimentazione (+6,6%).

Il costo complessivo nel 2010 si è attestato a 1,36 € per kg peso vivo. Considerando che il prezzo medio del suino pesante nel 2010 è stato pari al prezzo medio del 2009, la redditività degli allevamenti suinicoli italiani è calata, e le aziende hanno chiuso con una perdita netta di 0,05 € al kg peso vivo.

I costi di produzione del magroncello di 35 kg - prosegue il CRPA - sono cresciuti in modo analogo ai costi del suino di 160 kg (+4,5%) per effetto dei costi di alimentazione lievitati del 5,3%. Anche per questo settore si è registrato un calo netto della redditività.

Gli ingrassatori hanno subito un aumento dei costi di produzione più contenuto rispetto ai colleghi del ciclo chiuso e del ciclo aperto, registrando un aumento pari all'1,5%, grazie al contenimento dei prezzi d'acquisto dei magroncelli.

Il CRPA evidenzia inoltre come, nei confronti dei principali Paesi europei, i suinicoltori italiani sostengano un costo di produzione superiore mediamente del 19%. Il divario è da attribuire al maggior onere per la produzione del suino pesante rispetto ai suini leggeri europei e ad un livello di efficienza tecnica inferiore degli allevamenti nazionali. I costi di produzione più bassi si rilevano in Danimarca e in Francia con 1,41 e 1,37 € al kg peso morto rispetto a 1,73 € al kg dell'Italia. La forte competitività dei produttori suinicoli danesi e francesi è da attribuire all'elevata produttività delle scrofe, che arrivano a produrre 27 suinetti svezzati per scrofa.

Nel 2010 le importazioni italiane di carne suina hanno raggiunto un nuovo record, pari a 1,04 milioni di tonnellate con un incremento rispetto al 2009 del 12,8%. L'aumento - spiega il CRPA - riguarda in prevalenza le cosce fresche per la produzione del prosciutto crudo non DOP e del prosciutto cotto (+15% rispetto al 2009). Nel contempo anche l'export dei prodotti lavorati è aumentato in modo significativo (+8,2%). Si tratta per lo più di prosciutti crudi (+7,4%), salami (+13,8%) e mortadella (+15,9%).

Senza significative variazioni, nel 2010, la valorizzazione del suino pesante dall'allevatore al dettagliante. Se a livello dell'allevatore i ricavi sono rimasti invariati - rileva l'analisi del CRPA -, i macelli incassano solo lo 0,2% in più rispetto al 2009, mentre l'industria di trasformazione ha visto calare le proprie entrate dello 0,2%.

Per i dettaglianti, infine, si registra un incremento del fatturato pari allo 0,8%.

fonte crpa

 

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