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(22 luglio 2010) Centinaia e centinaia di chiavi appese in piazza a Montecitorio. Questo il modo in cui gli agricoltori della Cia hanno scelto di rappresentare le 500mila imprese agricole che nell'ultimo decennio sono state costrette a chiudere a causa della mancanza di misure di sostegno.
Come ha spiegato il presidente Giuseppe Politi - "il governo, invece di intervenire come ha fatto per altri settori economici, sta discutendo una manovra finanziaria che si concentra solo su un provvedimento che riguarda un piccolo problema come quello della proroga delle rate per le multe sulle quote latte, concernente solo poche centinaia di agricoltori, lanciando così un segnale negativo, cioè quello di non rispettare le regole".
Nel ricordare come la Cia sia scesa in questa piazza anche l'anno scorso contro la legge 33 sulle quote latte voluta dall'allora ministro Zaia, Politi ha rammentato che nella manovra "avevamo chiesto ci fossero la proroga della fiscalizzazione degli oneri sociali per le aziende che operano nelle zone svantaggiate e di montagna e il ripristino del ‘bonus gasolio', la cui cancellazione ha causato gravissimi problemi alle serre. finora invece - ha denunciato politi - non solo si è fatto poco o nulla nei confronti dell'imprenditoria agricola, ma si è pensato unicamente a sottrarre risorse: per quest'anno è stata tagliata una cifra che supera il miliardo di euro e addirittura la parola agricoltura non figura in nessuno degli articoli della manovra finanziaria. se non si interverrà in tempi rapidi - avverte il presidente della confederazione - con misure tempestive, più di 250 mila aziende nei prossimi due anni rischieranno di uscire dal mercato, e saranno anch'esse costrette a riconsegnare le chiavi".
Per la Cia "basterebbero poco meno di 300milioni di euro per salvare dal tracollo migliaia di agricoltori che fanno i conti con alti costi produttivi, contributivi e burocratici, con la caduta verticale dei prezzi praticati su campi , e con i redditi, diminuiti del 30 per cento negli ultimi due anni". inoltre - rileva la cia - oggi i costi produttivi incidono nella gestione aziendale agricola, in media tra il 60 e l'85 per cento."
"Solo nello scorso anno l'incremento è stato dell'11 per cento rispetto al 2008. e per il 2010 si prevede, una crescita tra il 9 e il 10 per cento. a questi aumenti si sono aggiunti - fa sapere la confederazione - anche gli oneri previdenziali e quelli di carattere burocratico. oneri pesanti che si traducono in forte ostacolo alla crescita economica delle imprese, con incidenza negativa sull'occupazione e la competitività".
Secondo Politi "e' il momento degli atti tangibili. serve un nuovo progetto di politica agraria, soprattutto ora che a livello europeo si stringono i tempi per decidere quale sarà la politica agricola comune dopo il 2013. e la sede più ideale per discuterla e svilupparla resta la conferenza nazionale sull'agricoltura, anch'essa tante volte annunciata, ma mai programmata."
"E anche questo dimostra la scarsa attenzione che il governo ha di questo fondamentale settore. non si può continuare ad ignorare una realtà grave che - ha ribadito politi - è sotto l'occhio di tutti. Ecco perché la protesta della cia sarà ferma e determinata. ci battiamo con energia affinché un grande patrimonio, quale è, appunto, quello agricolo e rurale dell'italia, non vada disperso e si frammenti ulteriormente. le conseguenze sarebbero devastanti non solo per il settore, ma anche per l'intera economia e per la stessa società".
Per questo, il presidente della Cia ha lanciato anche un appello all'unità delle organizzazioni agricole, annunciando la volontà di "scendere in un unica piazza a settembre se nella finanziaria non ci saranno interventi adeguati per risolvere la crisi dell'agricoltura". l'obiettivo "fare sì che il mondo agricolo nel suo complesso faccia sentire la sua voce di protesta in maniera forte ed univoca".
"Andare avanti isolati e frammentati - ha spiegato il presidente della Cia - non giova a nessuno. per questo motivo mi appello a tutta la rappresentanza agricola italiana. Occorre adoperarsi per aggregare il più possibile una rappresentanza sempre più divisa e, dunque, sempre più debole. un'unità che, però, non significa rinuncia delle rispettive identità e autonomie".
"E fin da adesso - ha precisato Politi - ribadisco che la nostra confederazione è disposta a rinunciare alle manifestazioni che ha programmato a partire dalla ripresa dopo la pausa, purché ci sia un discorso serio e responsabile da parte delle altre organizzazioni per portare avanti iniziative unitarie che diano il senso vero di una protesta che coinvolga l'intero settore primario, gli agricoltori che, d'altronde, si sono più volte dichiarati favorevoli ad azioni comuni".
A manifestare insieme alla confederazione, in piazza era presente anche l'asino "agreste", emblema della forza, della sobrietà, e della docilità, ma al tempo stesso simbolo di un impegno forte, fermo e testardo, che non esaurisce le proprie forze. |