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(20 aprile 2010) Stanno arrivando in questi giorni tantissime lettere dell'Agenzia del territorio che in pratica respingono le segnalazioni che la Cia di Forlì-Cesena aveva fatto per conto di tanti agricoltori e puntualmente riprese da Agrimpresa. Tali segnalazioni in risposta all'identificazione, negli elenchi, delle oltre 12.700 particelle incongruenti fra planimetria catastale e aerofotometria che in genere individuavano fabbricati vari esistenti e non presenti in mappa.
Più che altro inerenti a strutture veramente precarie e non fisse che negli anni gli agricoltori hanno fatto, in perfetta buona fede, con l'unico scopo di proteggere dalle intemperie e altro attrezzature agricole necessarie per lo svolgimento dell'attività agricola (trattrici, motocoltivatori ecc...). Nella stragrande maggioranza dei casi abbiamo riscontrato differenze derivanti dalla presenza, in genere nelle vicinanze della casa colonica, di fabbricati destinati a ricovero attrezzature agricole e materiali vari, fabbricati assolutamente precari delle più varie specie: rimediati con materiale di risulta, con scarti di lavorazioni edilizie, con materiale del fondo stesso, come ad esempio pali della vigna in cemento. La Cia ha sottolineato più volte, sia in incontri nei comuni che con l'Agenzia del territorio, come sia difficile e problematico poter sistemare e codificare tutto quello che di edificato c'è in campagna.
Abbiamo tantissimi casi di agricoltori che hanno investito migliaia di euro in attrezzatura agricola indispensabile, che non hanno possibilità economiche tali da poter costruire una attrezzaia antisismica in muratura con tutti i crismi previsti dagli strumenti urbanistici; abbiamo agricoltori che non hanno sufficiente terreno per poter costruire una attrezzaia adeguata ai mezzi agricoli in proprietà e, a fronte di tutto ciò, non è possibile immaginare che mezzi agricoli dal costo di diverse decine di migliaia di euro possano essere lasciati a cielo aperto sotto i vari eventi meteorologici.
La Confederazione ritiene che tutte quelle strutture precarie (non in muratura) possano essere classificate come non ricadenti negli obblighi dell'accatastamento. Al di là di tutto ciò la Cia ritiene che gli adempimenti di legge vadano osservati e rispettati, ma ritiene altresì che non si possano trattare tutti i casi nello stesso modo.
La Cia di Forlì-Cesena ritiene opportuno fare il punto della situazione attivando una metodologia che consenta di sistemare, attraverso anche soluzioni provvisorie, situazioni che rischiano altrimenti di essere penalizzanti per gli agricoltori che, da una parte, si vedono costretti ad accatastare strutture fatiscenti e veramente precarie con oneri tecnici pesanti e, dall'altra, si ritroverebbero con strutture non concessionate o autorizzate dall'ente locale.
Crediamo quindi opportuno (e necessario) che le varie situazioni vengano effettivamente valutate per quelle che realmente sono e non con la fredda dicitura dell'art. 2 del D.M. 28/1998. |