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Agricoltura
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(19 febbraio 2010) Lo storno non si caccia: il governo si 'dimentica' di chiedere la deroga. La Cia dell'Emilia Romagna segnala una disposizione comunitaria pubblicata nei giorni scorsi sulla Gazzetta ufficiale. "Vigneti e frutteti pregiati continueranno ad essere presi di mira dai volatili".
Nonostante una direttiva comunitaria ammetta lo storno tra le specie cacciabili in molte nazioni Ue, in Italia il volatile rimane invece protetto, anche se nel Bel Paese il rischio di danni è altissimo per via delle produzioni frutticole di cui l'uccello è ghiotto.
"L'Italia nel 2009 - lamenta la Cia dell'Emilia Romagna - non ha infatti richiesto in occasione dell'aggiornamento decennale della direttiva e con adeguata motivazione l'inserimento dello sturnus vulgaris nelle specie cacciabili, accorgimento richiesto e concesso invece da nazioni come ad esempio Ungheria, Romania e Bulgaria che, come il Belpaese, hanno produzioni viticole e frutticole importanti".
Sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione europea del 26 gennaio scorso, infatti (L. 20/7) è stato pubblicato l'atto di aggiornamento della Direttiva Ue 79/409 concernente la conservazione degli uccelli selvatici.
"Il provvedimento - spiega la nota della Cia - anche in considerazione della recente entrata nella Ue di molti Paesi dell'ex Europa orientale, ha subito alcune modificazioni e aggiornamenti anche per quanto attiene le specie di uccelli come lo storno (sturnus vulgaris), un uccello gregario che nei Paesi nordici è protetto perché non costituisce un problema in quanto non esistono coltivazioni di vite e olivo che esistono nel sud Europa".
"Cogliendo l'opportunità della periodica revisione della Direttiva (di norma ogni 10 anni) molti Paesi dell'Europa sud orientale, compresa l'Ungheria, la Romania e la Bulgaria - precisa la Confederazione - si sono attivati chiedendo e ottenendo l'inserimento dei storno e tortora dal collare nell'elenco delle specie cacciabili dal 2010, così come è stato precedentemente concesso a Spagna, Francia e Grecia. L'unica nazione che non ha ottenuto niente per il semplice fatto che nulla ha chiesto è l'Italia, pur avendo la certezza che la richiesta sarebbe stata accolta, non potendosi negare all'Italia quello che è stato concesso a tutti i Paesi che hanno estesi vigneti, frutteti e oliveti".
La certezza è che ora continuerà la lunga e complicata procedura delle 'deroghe' e di conseguenza il teatrino dei ricorsi e controricorsi al Tar e al Consiglio di Stato contro le delibere che ogni Regione continuerà a prendere per rendere cacciabile lo storno. "L'unico risultato - conclude la Cia - sarà un incremento di costi per Regioni e Province e di tanto lavoro per avvocati e soprattutto resteranno beffati gli agricoltori che dovranno continuare a subire i danni dagli storni".
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