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Grano duro emiliano-romagnolo alla Barilla Stampa E-mail
News - Agricoltura
pasta2(30 novembre 2009)
Rinnovato per la quarta volta l'accordo di filiera per la fornitura di grano duro emiliano-romagnolo di alta qualità alla Barilla, alleanza che quest'anno assume anche un'importante valenza "anticrisi".
Il settore sta infatti vivendo un momento di grave difficoltà, con le quotazioni del grano duro scese intorno ai 180 euro per tonnellata (per la migliore qualità) e una netta diminuzione delle superfici coltivate.

Le previsioni della CIA relative alle "intenzioni di semina" dei produttori italiani, parlano infatti di una riduzione del 40% per la campagna 2009-2010 rispetto alla precedente, dato piuttosto sconfortante in quanto preannuncia una perdita di 520 mila ettari che si aggiungerebbe ai 285 mila ettari già persi l'anno scorso.

Leggermente meno drastica situazione in Emilia-Romagna, con un dato che evidenzia come in regione le superfici a grano duro siano diminuite "solo" del 22% contro una media nazionale del 40%.

"Con questo accordo - ha spiegato l'assessore regionale all'Agricoltura Tiberio Rabboni - puntiamo da un lato ad aumentare fino a 80 mila tonnellate il grano da consegnare a Barilla, e dall'altro lato a stabilizzare i prezzi, che sono crollati del 40% rispetto allo scorso anno, e a maggiorarli con un sistema di premi legati alla qualità rispetto ai riferimenti della borsa merci di Bologna. L'organizzazione del mondo agricolo consente di realizzare filiere integrate che producono vantaggi per tutte le sue componenti, per gli agricoltori, per i trasformatori e anche per il consumatore finale".

Due quindi le novità principali: l'aumento del quantitativo, che dalle 70 mila tonnellate dell'anno scorso sale a 80 mila, e l'introduzione di un meccanismo di stabilizzazione dei prezzi che "combatta" l'estrema volatilità delle quotazioni del grano duro sul mercato nazionale e internazionale.

Per l'agricoltore questo si traduce nella possibilità di vendere una quota della sua produzione, fino a un massimo del 30% del totale, ad un prezzo precedentemente stabilito e tale da garantirgli un adeguato margine di profitto.
Le aziende agricole regionali troveranno quindi in Barilla un sicuro e remunerativo sbocco di mercato e potranno di conseguenza programmare e ottimizzare la loro produzione.

L'accordo consentirà invece a Barilla, il maggiore utilizzatore mondiale di grano duro per la produzione di pasta, di disporre di grani di qualità prodotti in Emilia-Romagna e ridurre così la sua dipendenza dall'estero.

"Siamo convinti che questa sia la strada giusta - ha detto Luca Virginio, direttore comunicazione e relazioni esterne della Barilla - La nostra azienda utilizza 2 milioni e 790 mila tonnellate all'anno di grano duro e tenero, l'Italia è un bacino importante anche se non è sufficiente. Barilla trasferisce all'interno dell'accordo anche le conoscenze che apprende sul mercato internazionale".

Ma l'accordo punta anche ad un obiettivo più generale: incentivare la produzione di grano duro di qualità in Emilia-Romagna, facendo della regione un polo di eccellenza nel panorama nazionale.



I contenuti dell´accordo (fonte ermesagricoltura)
Il contratto quadro si articola in singoli contratti tra Barilla e i fornitori firmatari.

A loro volta i fornitori (cioè O.P. Cereali Emilia Romagna; O.P. C.I.A.A.D. Grandi Colture; Consorzio agrario di Parma; Consorzio Agrario di Piacenza; Società Cooperativa CAPA Ferrara) stipulano con i singoli agricoltori soci i contratti che contemplano i reciproci impegni per la coltivazione e la valorizzazione del grano duro.

La Società Produttori Sementi Bologna, selezionatrice e costitutrice delle varietà identificate dal disciplinare, sviluppate con intensa attività di ricerca e sperimentazione in parte sostenuta anche dalla Regione Emilia-Romagna, fornisce il seme necessario alle coltivazioni previste.

Il contratto quadro prevede l´utilizzo di varietà specifiche quali Normanno, Levante, Saragolla, particolarmente adatte all´utilizzo dell´industria pastaria. Il prezzo è legato al listino della Borsa Merci di Bologna, ma - novità di quest'anno - con la possibilità per l'agricoltore di optare (fino a un massimo del 30% della produzione) per un prezzo finito, in grado di garantirgli un adeguato guadagno.

Particolarmente significativi nell'accordo di quest'anno anche i "premi" legati alla qualità raggiunta e all'impiego di particolari mezzi e tecniche agronomiche e di conservazione del prodotto, che potranno determinare un incremento del prezzo anche del 20%.

 

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