Buone Feste da Cia-FC
(23 dicembre 2011) La CIA - Confederazione Italiana Agricoltori di Forlì-Cesena augura a tutti gli utenti di AgricolturaWeb un buon Natale e un felice 2012.
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(14 novembre 2011) Pronto il bando per finanziare la promozione dei prodotti biologici ai consumatori.
(23 settembre 2011) Dopo più di due mesi dall'approvazione della Legge 12 Luglio 2011 n. 106 è stato finalmente emanato ieri il decreto dell'Economia del 14 settembre 2011 che fornisce le indicazion...
| Al Macfrut si è posta l'attenzione sulle produzioni ortofrutticole nel mediterraneo |
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| News - Agricoltura |
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"L'attuale sistema di relazioni nazionali tra i diversi soggetti della filiera e sleali relazioni internazionali spingono alla necessità di una riflessione su come impostare una nuova dimensione agricola nel Mediterraneo". Cristina Chirico, responsabile dell'Ufficio internazionale Cia, ha messo in evidenza le attuali regole di mercato e denunciato la presenza di prodotto indifferenziato, non etichettato nella sua origine, non tracciato, che entra nel territorio italiano, viene immesso nei nostri mercati, anche per il consumo interno, spesso confuso con il prodotto realmente di origine italiana. L'argomento dello sviluppo agricolo nel Mediterraneo, con particolare riferimento all'ortofrutta, è stato al centro di un convegno promosso dalla Cia nell'ambito di Macfrut di Cesena, la rassegna internazionale di settore. La regione del Mediterraneo ha una superficie di 6,8 milioni di kmq (aggregato geografico secondo solo a Russia, Cina e USA) ed una popolazione di 284 milioni di abitanti. "Per l'ortofrutta è stata una annata disastrosa su tutti fronti e a livello internazionale - ha detto il presidente della Cia Emilia Romagna, Antonio Dosi, che ha presentato l'iniziativa moderata da Roberto Della Casa dell'Università di Bologna - una situazione congiunturale e strutturale che riguarda essenzialmente il governo dell'offerta. C'è volontà comune - ha ribadito - di evitare guerre commerciali dove la parte debole è sempre dei produttori". "La realtà economica globalizzata non prevede la possibilità di chiusure protezionistiche - ha continuato la Chirico - ma rifiutiamo e denunciamo la volontà di concludere accordi commerciali di libero scambio laddove non sono presenti nei territori di origine sistemi di tracciabilità del prodotto, di rispetto delle norme igienico-sanitarie, di sufficienti strumenti di controllo della qualità del prodotto, di amministrazioni doganali equivalenti a quelle comunitarie".
Le aperture commerciali intraprese nel corso di questi anni dall'Unione europea non hanno portato, secondo la Cia, ad un miglioramento sostanziale del sistema di controllo e di rispetto sanitario e fitosanitario nei paesi partner. Chi più subisce le conseguenze negative di una apertura commerciale squilibrata è il comparto ortofrutticolo, la cui produzione si concentra prevalentemente nei paesi dell'Europa mediterranea, Italia, Spagna, Francia e Grecia. L'attuale processo di sola liberalizzazione commerciale guidato dall'Unione Europea, secondo la Cia non può essere considerata una politica di sviluppo per l'agricoltura mediterranea positiva "perché la concorrenza distruttiva danneggia gli agricoltori italiani e non avvantaggia gli agricoltori mediterranei". Gli attori dell'attuale liberalizzazione commerciale non sono però le imprese agricole: "la politica commerciale attualmente praticata da grandi gruppi commerciali e da catene della distribuzione organizzata, in molti importanti settori produttivi, dall'olio di oliva ai prodotti ortofrutticoli, nell'esclusiva ricerca del minor prezzo - ha proseguito la Chirico - penalizza l'offerta italiana rispetto ad approvvigionamenti mediterranei ad essa alternativi". Questa situazione chiama in causa la definizione di una nuova politica agricola per il Mediterraneo, che passando da una funzione meramente di mercato, vada ad incidere, anche con il sostegno dell'Unione Europea, sulla riduzione dei divari interni nelle condizioni di vita delle popolazioni locali impegnate in agricoltura. All'iniziativa hanno partecipato, tra gli altri, Giulio Malorgio dell'Università di Bologna, Pier Luigi Petrillo (Commissione nazionale per l'Unesco) "La valenza storica e culturale del prodotto - ha detto - viene spesso sottovaluta ma è alla base dell'export. Se si portano prodotti in nazioni che hanno culture diverse, questi vanno spiegati nelle loro radici culturali, appunto". Per Cresenzo dell'Aquila dell'Inea la politica dell'Ue sull'ortofrutta è molto complicata: "Vuole proteggere i produttori europei, ma non così tanto da danneggiare i partners del Mediterraneo". Una leale concorrenza tra Paesi si fonda anche sulle norme di sicurezza che devono essere efficaci, uguali e rispettate in tutte le nazioni - ha detto Dosi a conclusione del convegno - inoltre non possiamo pensare di 'chiuderci in casa' per proteggere i nostri prodotti e quantomeno fomentare guerre inutili tra agricoltori: dobbiamo invece lavorare assieme per garantire a tutti consumatori prodotti salubri ed eque remunerazioni ai produttori". |